CORPORAZIONE SANCTI MARTINI

Associazione onlus di studi storici e culturali
di San Martino sulla Marrucina
(Provincia di Chieti,Italia)





Le tradizioni e le peculiarità martinesi


LE TRADIZIONI RELIGIOSE


Il Culto di San Giuseppe a San Martino sulla Marrucina.

Tra tutte le antiche tradizioni martinesi nell’ultimo secolo ha raccolto la maggior devozione e partecipazione popolare il culto di San Giuseppe. Fino alla prima metà del XIX secolo i due Santi Patroni (e quindi i più importanti) della cittadina erano senza dubbio San Martino (il Santo venerato sin dalla edificazione del Castello di San Martino e dell’Abazia Benedettina omonima) e San Cristinziano( il cui culto risale probabilmente al XI-XII secolo, con l’ampliamento della chiesa pievana). Il Culto di San Giuseppe è certamente successivo e in base agli studi della Corporazione possiamo collocarne l’origine tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. Il primo riferimento al Santo infatti è stato rinvenuto in un documento del 1759, relativo al catalogo dei luoghi pii presenti a San Martino nel 1759. Nell’altare maggiore della chiesa di San Cristinziano risulta in questo anno “recentemente eretta la cappella di San Giuseppe la quale tiene di rendita annui circa ducati dieci, oltre l’elemosina col peso però di solennizzare la sua festa”. Non sappiamo quindi chi avesse importato il culto del Santo, se una famiglia nobile (come avvenuto per altre cappelle di San Cristinziano) o una delle tre Congregazioni presenti a San Martino già da molti secoli. La collocazione nell’altare maggiore tuttavia fa ritenere che sia stata una di queste 3 congregazioni(formate da laici martinesi) ad aver adottato il culto del Santo, Per quanto riguarda fonti artistiche, possiamo spostare il culto del Santo a 70-100 anni prima. Infatti in San Cristinziano è ancora conservato e recentemente restaurato dalla Fondazione Carichieti per interessamento della Corporazione Sancti Martini e dei Reverendi Don Antonio di Francesco Marino e Don Roberto Miccoli, un quadro di San Giuseppe che sostiene Gesù Bambino con il braccio sinistro. Quest’opera d’arte è databile tra la metà del XVII secolo e l’inizio del XVIII mentre l’attuale statua del Patrono conservata nella chiesa di San Cristinziano è stata realizzata nel 1803 ed è legata al miracoloso intervento di San Giuseppe che nel 1799 permise la cacciata dell’esercito napoleonico che tentava l’assalto a San Martino. La leggenda di San Giuseppe racconta dell'arrivo dell'esercito francese proprio alle pendici della collina principale di San Martino. Le truppe provenivano da Chieti e avevano percorso il tracciato dell'odierna strada Marrucina. L'esercito aveva deciso di arrivare alla cittadina percorrendo la strada che tutt'oggi dalla Marrucina sbuca dietro la chiesa di San Rocco, passando davanti alla fontana comunale ancora esistente e restaurata nel 2005. Il racconto popolare narra che a metà della salita, poco sopra la fontana e nel punto di massima pendenza della strada un poverò vecchio, vestito di miseri stracci ed appoggiato ad un semplice bastone, si fermò davanti alle truppe napoleoniche impedendo loro il passaggio. Il comandante dei Francesi intimò al vecchio di cedere il passo ma questi si rifiutò. Ad un nuovo ordine di spostarsi l'anziano rispose che non l'avrebbe fatto, perché quello era il suo paese e nessuno doveva fargli del male. A questo punto il comandante francese persa la pazienza, diede l'ordine all'esercito di avanzare e la cavalleria caricò il povero vecchio. Ma proprio nel momento in cui i cavalli stavano per calpestarlo una immensa luce inondò il vecchio e con grande e terrificante fragore quest'ultimo si manifestò per quel che era in realtà: San Giuseppe. Il Santo si parò davanti ai cavalieri sbigottiti, impugnando il suo bastone saldamente nella mano. Mentre i francesi erano immobili e atterriti, i cavalli dell'esercito si inginocchiarono davanti al Santo. Le truppe ormai terrorizzate da tale manifestazione di potenza si dispersero lungo la Marrucina e una volta ricompattatesi decisero di non attaccare più San Martino, dirigendosi verso la vicina Guardiagrele nella quale il giorno dopo penetrarono dandola alle fiamme. L'attacco a Guardiagrele è datato 25 Febbraio quindi con certezza possiamo stabilire la data dell'assalto a San Martino al 24 Febbraio. Quasi un secolo dopo questa data la devozione verso il Santo era tale da giustificare la nascita di una apposita Congregazione. Nacque così, nel 1896, la Congregazione(Congrega) di San Giuseppe che riunì in se tutte le tradizioni delle antiche congregazioni medioevali martinesi, come la Confraternita del Santissimo Sacramento, quella del Santissimo Rosario, quella del Sacro Monte dei Morti e quella del monte di Carità, l’unica ancora esistente in quel periodo. La congrega di San Giuseppe è costituita da un gruppo di fedeli, che scelgono di aderire, tramite anche una offerta, alla congrega stessa. Gli iscritti sono qualche centinaio, sparsi in tutto il mondo, ma vanno divisi tra membri effettivi e semplici iscritti. I semplici iscritti possono aderire alla congrega versando una offerta e onorando il Santo con offerte durante le sue festività: non hanno altri obblighi e non vi sono ulteriori restrizioni. I semplici iscritti non possono però vestire la tunica della congrega. Possono vestire la tunica della congrega invece i membri effettivi: essi devono essere di sesso maschile (dal 2010 sono autorizzate anche le donne a vestire la tunica), nati a San Martino o provenienti da famiglie di San Martino e devono aver avuto almeno un membro della congrega tra i loro antenati, considerato che la tunica viene “ereditata” dai congreganti. E’ obbligo della congrega partecipare agli eventi religiosi importanti e a tutti quelli relativi al culto di San Giuseppe, indossando la tunica, trasportando le insegne del santo e preoccupandosi di tutto quanto concerne la parte religiosa degli eventi. La tunica della congrega è di color bianco, con cordone allacciato alla vita di color oro e con una mantellina di color celeste recante l’immagine di San Giuseppe sul lato sinistro, all’altezza del cuore. Compito della Congrega, durante le processioni, è quello di portare la bandiera azzurra della Vergine, le insegne della congrega e la grande croce processionale medioevale in argento sbalzato. La Congregazione si occupa dell’organizzazione e della buona riuscita di tutti i principali eventi relativi al culto del Santo: la Festa Patronale di San Giuseppe, I Santi Sposi e il Patrocinio di San Giuseppe.



Lo Sposalizio di San Giuseppe.

Lo sposalizio di San Giuseppe(denominanato anche “i Santi Sposi”) è un evento religioso molto particolare ed unico nel panorama mondiale, con origini ancora misteriose legate alla gran devozione da parte dei martinesi verso il Santo e forse ispirata al giorno in cui, prima della riforma conciliare, esisteva la memoria facoltativa della Festività dello “sposalizio di Maria Vergine”. Il giorno dello Sposalizio di San Giuseppe e della Madonna è festeggiato a San Martino sulla Marrucina ogni 23 gennaio, almeno da tre secoli, come testimonia un affresco che del XVIII secolo collocato nella Chiesa di San Cristinziano e che ritrae la scena del matrimonio tra il Patrono martinese e la Vergine Maria, ispirandosi a temi della scuola di Raffaello. La tradizione potrebbe anche essersi originata grazie ad un matrimonio tra due personaggi importanti e benestanti della cittadina che decisero di istituire in quel periodo la Cappella di San Giuseppe(risalente al XVII secolo). Lo sposalizio apre le ricorrenze religiose annuali e si tratta di una vera a propria ricostruzione simbolica di un comune matrimonio. Tutta la festa si svolge al mattino; si inizia con la Santa Messa, durante la quale vengono esposte le statue della Beata Vergine e di San Giuseppe, collocate ai piedi dell’altare (dove si è soliti collocare anche le sedute degli sposi nelle cerimonie), una di fianco all’altra e con i volti nella direzione dei fedeli. Durante la messa le coppie sposate possono rinnovare i loro voti, in una cerimonia ricca di religiosità e romanticismo, che permette ai partecipanti di tornare indietro con la memoria ed il cuore al giorno del proprio matrimonio, giurandosi nuovamente eterno amore e ricevendo la benedizione degli anelli nuziali. Alla fine della messa si prepara la processione, in cui entrambe le statue compiono il giro del paese una di fianco all’altra, come una coppia di novelli sposi. E' tradizione che la statua della Madonna sia portata dalle donne mentre quella di San Giuseppe dagli uomini del paese. Nel momento in cui le due statue escono dalla chiesa, proprio come si fa nei normali matrimoni cittadini, vengono lanciati su di loro fiori e confetti. Il corteo “matrimoniale” è aperto dai membri dell'antica Congregazione martinese di San Giuseppe, dalla caratteristica tunica color bianco con cordone oro e la mantellina di color celeste: essa si occupa di tutti gli eventi religiosi relativi al culto del Patrono ed è un suo membro ad essere incaricato di portare l'antica croce processionale di San Martino, ultima della scuola di Nicola da Guardiagrele, che viene mostrata al pubblico solo in due occasioni l'anno. Subito dietro le statue seguono le coppie di sposi che hanno rinnovato il voto matrimoniale e la processione dei fedeli. Una volta che la processione lascia la chiesa di San Cristinziano, percorre il perimetro intero del centro storico, in modo che i santi sposi possano benedire simbolicamente tutta la cittadina ed i suoi abitanti. Una volta che le statue tornano alla chiesa e vengono ricollocate davanti all’altare come in un vero matrimonio vengono distribuiti ai fedeli confetti benedetti, quasi che la Beata Vergine Maria e San Giuseppe vogliano rendere partecipi i martinesi e le persone venute da fuori paese della gioia per la loro unione. I confetti, tra l’altro un prodotto tipico dell’abruzzo antico, vengono acquistati e confezionati in ciuffetti di tulle da membri della Congrega di San Giuseppe e dai loro familiari, che solitamente si riuniscono nella casa del priore della Congrega, e vengono poi benedetti dal Parroco locale, che li sistema in grandi ceste ai piedi dell'altare. La tradizione dei confetti è molto antica ed è legata al sogno di un membro della Congregazione al quale apparse in sogno San Giuseppe chiedendo confetti per il suo sposalizio. Viene solitamente distribuito ai fedeli un ciuffetto di confetti per ogni famiglia e questi ultimi sono considerati beneauguranti per chi li riceve e soprattutto per le giovani coppie che si sposeranno entro l’anno.



La Festa Patronale di San Giuseppe.

La festa di San Giuseppe è un evento religioso molto particolare e complesso. L’organizzazione dell’evento si divide tra la parte religiosa e quella popolare. La festa in onore del Santo, sebbene il suo culto fosse relativamente recente rispetto a quello di San Martino e di San Cristinziano, era diventata già la principale nel 1867 “ relative ai sontuosi periodi di feste de maggiori Santi cioè di Maria Santissima e del Patriarca San Giuseppe”. La festa “non religiosa è organizzata dal “Comitato”. I primi documenti1 che parlano della deputazione per la festa di San Giuseppe sono del 1867: essa si occupava di solennizzare il Santo, di organizzare la sua festa e di raccogliere le offerte. Questo si forma non oltre il 19 febbraio, ovvero almeno un mese prima della festa. Al Comitato aderiscono un gruppo di cittadini che liberamente decidono di organizzare la festa e che chiedono il riconoscimento della formazione di questo gruppo al parroco e alla congrega di San Giuseppe. I nominativi dei membri del Comitato vengono annunciati ai fedeli dal Parroco alla fine della prima Messa successiva al “riconoscimento” del Comitato. Se non ci sono volontari che intendono spontaneamente formare il Comitato, interviene il Consiglio Pastorale della parrocchia di San Cristinziano i cui membri diventano promotori del Comitato stesso. Il numero dei membri del Comitato è variabile ma mai inferiore a 5. Può capitare inoltre che alcuni membri della congrega di San Giuseppe si offrano anche come membri del comitato festa. Il comitato è responsabile del buon esito della festa, si occupa di raccogliere le offerte, di contattare e pagare i maestri artificieri per i fuochi pirotecnici, di contattare la banda e le attrazioni musicali e di coordinare l’attività del “Carro”. Inoltre i membri del Comitato si occupano anche di sorvegliare la statua, quando il 19 marzo la chiesa di San Cristinziano dove è esposta rimane aperta al pubblico per l’intera giornata. E’ tradizione che il Comitato si rechi per tutte le case di San Martino e nei paesi vicini, (negli ultimi anni questo avviene in costume tipico abruzzese), portando con se un quadro con l’immagine di San Giuseppe (attualmente 3 sono i quadri ufficiali, benedetti dal Parroco di San Martino), del pane e del vino benedetto, doni del Santo. Tutto l’insieme delle tradizioni relative a questa fase della festa viene denominata “ giro del quadro”.Per la festa del Santo vengono creati degli appositi pani, piccoli ed arrotondati simili a delle “rosette”, realizzati con farina, acqua, anice e denominati “Pane di San Giuseppe”. Ogni famiglia, nella visita del Comitato alla propria casa, riceve un pane. Il Pane deve esser baciato prima di esser consumato e non può essere toccato con i denti mentre viene mangiato.Il Comitato porta nel suo pellegrinaggio anche una grossa conca di rame contenente del vino benedetto. Ogni famiglia che riceve la visita del Comitato riceve un bicchiere di vino benedetto, che è esclusivamente di color rosso. Nel bere il vino, il fedele deve recitare a mente una preghiera dedicata al Santo.Il pane e il vino vengono benedetti nel giorno in cui inizia la loro distribuzione nei paesi limitrofi. Il pane di san Giuseppe viene impastato e realizzato esclusivamente sul territorio di San Martino sulla Marrucina mentre il vino viene acquistato dal Comitato e deve essere prodotto esclusivamente a San Martino da uva nata sul territorio comunale. Il vino benedetto viene successivamente rimpinguato dai contadini nel momento in cui il Comitato arriva nelle loro case con il quadro del Santo. Dai beni alimentari donati al passaggio del comitato nelle singole abitazioni si ricaverà una offerta; infatti all’interno del comitato nasce il comitato “carro” spesso formato da volontari che partecipano alla raccolta: il loro compito è quello di raccogliere le offerte “materiali” come generi alimentari ed animali, che verranno “battuti durante il Carro”, l’asta dei doni del Santo che si tiene nella piazza antistante la chiesa di San Cristinziano.
La festa religiosa si svolge il 18 e il 19 marzo di ogni anno. Essa è costituita da un insieme di regole, tradizioni, cadenze e particolarità che ne fanno un unicum nel panorama nazionale(e che qui riporteremo solo brevemente). Il 18 marzo alle ore 17 c’è la presentazione del “carro”: tutti i doni “gastronomici” o gli animali donati vengono mostrati al pubblico nella piazza di fronte alla chiesa. In questo modo ognuno potrà scegliere su quale oggetto puntare e quale sia conveniente accaparrarsi. Alle ore 18 inizia il Santo Rosario che viene recitato totalmente al buio, nel solo chiarore di poche candele che illuminano la chiesa. Anche la statua del Santo, collocata sull’altare, è nascosta da un telo. Al termine del rosario ci sono le invocazioni della guida che per tre volte grida: “San Giuseppe”. Il popolo risponde altrettante volte “prega per noi”. Al termine della terza risposta l’altare e le navate si illuminano. Contemporaneamente si apre la tenda rossa che nasconde la statua del Patrono: la chiesa si illumina all’improvviso di tutte le sue luci, le campane iniziano a suonare e nel gran clamore che cresce la banda entra in chiesa e si esibisce in una marcia trionfale. Una scena insolita in una chiesa, ma si tratta di una ricostruzione figurata in ricordo del miracolo del Santo, che dapprima si nascose sotto panni di povero (la chiesa al buio) e poi si manifestò in tutto il suo splendore e clamore ai francesi atterriti(il clamore delle campane e della banda, l’accensione di tutte le luci della chiesa). L’esposizione, così si chiama questa fase della celebrazione, è il momento in cui si rievoca il manifestarsi del Santo agli invasori francesi è uno dei momenti più toccanti del culto del Santo. Assieme al suono delle campane, lo spettacolo dei fuochi pirotecnici annunciano a tutti i paesi dei paesi limitrofi l’avvenuta esposizione del Santo.La statua viene addobbata con monili e ori, offerte accumulatesi nel corso dei secoli da parte dei fedeli e che vengono conservati, alla fine della festa, da persone di fiducia e membri della congrega. Dopo la Santa messa c’è la banditura del carro : inizia l’asta dei doni raccolti nella questua, a cui tutti possono partecipare con le loro offerte, guidati e spesso spronati dal banditore di turno, che deve essere martinese d’origine. Il 19 marzo nella mattinata vi sono due messe a distanza di un’ora (8.30 e 9.30) più la messa solenne delle ore 11, concelebrata da tutti i sacerdoti della zona pastorale e presieduta dal vicario zonale. La festa inizia ufficialmente alle ore 8 con “i botti” (fuochi artificiali detonanti) che annunciano la giornata di festa. Quindi la banda sfila per le vie del paese, percorrendo tutto il centro storico, dalla porta da capo alla porta da piedi. La messa solenne delle 11 dura circa 2 ore. Quindi la statua del Santo viene collocata su un piedistallo e per mezzo di due pertiche, sorrette da 4 persone per lato, viene issata e viene portata fuori dalla chiesa. Prima che la statua esca, si forma il corteo della processione: il corteo è aperto da un membro della congrega di San Giuseppe che porta la croce astile, dai ministranti e dai bambini del paese. Seguono le donne e i membri della congrega con il loro tradizionale abito. A capo di questo gruppo, un confratello sorregge l’imponente stendardo della congrega, costituito da un’ asta alta 5 metri, una vela azzurra con stelle dorate ricamate a mano (alta 3 metri e larga 5) recante l’immagine di S. Giuseppe dipinta su ambo i lati. Alla sommità dell’asta c’è un globo d’argento sormontato da una croce (rappresenta la signoria di Cristo sul mondo). Segue a questo punto il membro della congrega di San Giuseppe addetto alla croce processionale, che dovrà trasportare quest’ultima, sorreggendola grazie ad una cintura apposita, che lo aiuterà nel tragitto di oltre un ora e nel sopportare il peso della croce stessa. Poi è la volta dello stendardo del comune portato dal vigile urbano. Il clero precede la statua, dietro la quale si posiziona il popolo maschile. Il tragitto della processione deve toccare i quattro angoli dell’antico borgo medioevale, in modo che il Santo possa benedire tutto il suo paese. Finita la processione, tutta la popolazione si raduna lungo il lato orientale della collina dove sorge il borgo per ammirare i fuochi pirotecnici diurni. Un tributo al Santo, che certamente riporta alla tradizione dei polverieri di San Martino sulla Marrucina. La festa si conclude in serata con l’ultima banditura del carro, un nuovo spettacolo musicale, la lotteria del montone e i fuochi d’artificio che chiudono l'evento,all'incirca a mezzanotte.



Il Patrocinio di San Giuseppe.

Il patrocinio di San Giuseppe (in dialetto locale "Lu patrucinii") è la terza festa che la cittadina dedica al suo Santo Protettore, ogni anno la terza domenica dopo la Pasqua. In ordine di importanza è quella con minore rilievo, ma è certamente quella più sentita a livello spiriturale e religioso. Molto probabilmente la tradizione del Patrocinio del Santo si è originata dalla concomitanza di due distinti eventi: il primo si ricollega alla tradizione della Chiesa Cattolica di ricordare il patrocinio di San Giuseppe sulla Chiesa Universale la terza domenica dopo la Pasqua. Il secondo evento è la devozione particolarmente sentita al Santo dopo l'attacco francese del 1799, quando San Giuseppe prese sotto la sua protezione, ovvero sotto il suo patrocinio, la cittadina di San Martino. Anche l'organizzazione del Patrocinio è sempre stata curata dalla Congrega di San Giuseppe. Il Patrocinio inoltre è stato sempre utilizzato anche come precetto pasquale. Anticamente infatti ricadendo questa festività nel periodo pasquale, veniva utilizzata per avvicinare gli uomini alla confessione. Si teneva ( e si tiene ancora, anche se non regolarmente) infatti una settimana di predicazione in cui venivano invitati un sacerdote, un prete o un predicatore, talora francescani talora passionisti. La settimana di predicazione iniziava dal lunedì e si concludeva con il Patrocinio, la domenica successiva. Durante tutta questa settimana la statua del Santo veniva esposta nella chiesa di San Cristinziano, di lato all'altare principale. La domenica del Patrocinio è rimasta la tradizione della messa solenne alle ore 11 nella chiesa di San Cristinziano e anticamente si teneva anche la processione che si snodava sino a Porta da Piedi e risaliva per la Porta di Mezzo. Il Patrocinio sino agli anni '60-'70 era l'occasione di terminare degnamente una settimana di approfondimento religioso sulla figura di San Giuseppe, la sua vita e il suo rapporto con Nostro Signore. Oggi invece si da molto più risalto alla giornata del Patrocinio vero e proprio, cercando pur sempre di evidenziare la parte spirituale e religiosa, come era stata concepita in origine l'intera settimana che la precedeva. Dobbiamo inoltre rimarcare che prima del Concilio la terza domenica dopo la Pasqua la festa di San Giuseppe veniva festeggiata ovunque nel mondo, mentre attualmente San Giuseppe viene festeggiato in tutto il mondo solo il 19 Marzo (giornata dedicata al Santo) ed il 1° Maggio (festa dei lavoratori, con San Giuseppe artigiano). A livello mondiale solo a San Martino resta la tradizione precedente al Concilio di festeggiare il Santo la terza domenica dopo la Pasqua.



La Festa della Madonna del Colle e le Torciere.

La festa della Madonna del colle è certamente molto antica: lo certificano i primi documenti riferiti all'edificio (del XIV secolo) e sopratutto l'insieme delle tradizioni ed usanze ad essa legate. Molto probabilmente il luogo originario della festa era Colle Madonna, dove sorgeva l'edificio originale, poi crollato e ricostruito sulla collina di fronte nel 1826 dove sorge oggi. I primi documenti sull'evento attualmente rinvenuti sono degli inizi del XIX secolo Il giorno della festa è la domenica dopo il 15 agosto, festa della Madonna dell’Assunta. La statua di Maria esce dalla chiesa dopo la messa di mezzogiorno per raggiungere in processione la chiesa di San Cristinziano( alla sera verrà fatto il percorso inverso).Prima della composizione della processione vi è l'adunata delle "torciere". Vengono così chiamate delle giovani ragazze, ciascuna a capo di un gruppo a rappresentanza di una delle contrade martinesi, che portano in mano, come dono per la Madonna del Colle, dei grandi ceri. Ogni torciera viene "prelevata" al mattino nella sua abitazione, dove la banda si reca per "Scortarla". Passando dalla casa di una torciera all'altra inizia a formarsi il corteo che poi andrà a formare un nucleo importante della processione. Ogni torciera è affiancata da due "spalle", due ragazze che portano ognuna un cero di dimensioni piu' piccole rispetto alla torciera. Una volta giunta nei pressi della Madonna del Colle si forma finalmente la processione vera e propria, che vede le torciere sfilare tutti insieme ed accompagnare la statua della Madonna del Colle sino alla Chiesa di san Cristinziano, per poi riaccompagnarla a sera nel tragitto inverso. Alla festa della Madonna del colle era legata anche l'antica e particolarissima tradizione del BBongiorno, di cui parleremo piu' avanti in questo sito. Oggi la festa, che nell'ultimo ventennio si è svolta secondo la tradizione solo un paio di volte, stà tornando in auge grazie alla nascita di un comitato di quartiere che si occupa dell'organizzazione.



Il Corpus Domini.

La ricorrenza del Corpus Domini a San Martino è da sempre accompagnata alla Prima Comunione dei bambini martinesi, la cerimonia ha diverse fasi che si dipanano per tutto l’arco della giornata. Si inizia dal mattino quando i bambini si riuniscono tutti insieme in una delle case che si affacciano sul Piano della Chiesa, dove insieme alle Catechiste si preparano per l’entrata in San Cristinziano. Dopo la messa anticamente si teneva immedietamente la processione, mentre oggi il tutto è spostato alla sera, perché i bambini che avevano ricevuto la prima comunione erano sottoposti ad uno sforzo eccessivo, considerando anche il rispetto del digiuno del giorno precedente. Da almeno un trentennio, la processione si tiene nel tardo pomeriggio, a partire dalle 17. Per quell’ora i bambini, accompagnati dai genitori che devono seguirli in processione, devono essere tornati a San Martino dall’abituale pranzo di festeggiamento con i parenti ed amici. Alla processione partecipa il parroco della cittadina, portando il “Corpus Domini” nella mani e protetto da un baldacchino portato da 4 membri della congrega di San Giuseppe, La processione parte dalla Chiesa di San Cristinziano e segue lo stesso percorso di quella di San Giuseppe. La sua particolarità stà nel fatto che le famiglie delle varie contrade del centro storico allestiscono degli addobbi chiamati "altarini", con piante, disegni realizzati con petali e, come antica tradizione, i pezzi più pregiati dei corredi famigliari, in segno di devozione verso il Corpus Domini. La processione deve fermarsi presso ogni altarino per le preghiere da dedicare al Corpus Domini. Alla realizzazione degli altarini, spesso veri e propri capolavori artistici, partecipano tutte le famiglie della contrada, fornendo piante, addobbi vari, lenzuola ricamate, coperte di tessuti pregiati, e un inginocchiatoio. Gli altarini sono sempre stati allestiti in massima parte dalle donne del paese ed anticamente erano solo 4, anche perché la calura del mattino impediva di prepararne in numero superiore. Erano collocati uno nella zona della Porta di Mezzo, uno nei pressi di San Salvatore e della Porta da Piedi, uno nei pressi della Villa Comunale e l’ultimo nei pressi della Chiesa di San Cristinziano. Questa collocazione degli altarini rispecchiava la disposizione del castello di San Martino, del suo borgo e dell’abbazia omonima. Lo sviluppo del centro abitato verso la chiesa della Madonna del Colle e lungo via Porta da Capo, porto’ dal dopoguerra a cambiare ed allungare il percorso della processione aumentando il numero degli altarini.



La Processione del Venerdì Santo.

La festività del Venerdì Santo a San Martino è ricca di particolarità, non fosse altro per il legame millenario tra quest’ultima e la città di Chieti, che dedica all’evento una delle più antiche e particolari processioni del Mondo. Questo legame avrebbe potuto ben influenzare il cerimoniale martinese, sebbene quest’ultimo non raggiunge assolutamente il livello di Chieti. Tuttavia sebbene in tono minore, anche il Venerdì Santo martinese presenta della caratteristiche rare o proprie, sebbene molte siano andate perse nell'ultimo trentennio. Oggi il giovedì Santo si celebra la “messa in cena domini” e la sera vi è un ora di veglia comune. Il Venerdì Santo è usanza che al mattino vi sia la visita al sepolcro (dove è riposta l’eucarestia) del Santissimo da parte dei martinesi che si trovano a passare per la piazza. Nel pomeriggio le funzioni iniziano verso le 18 con la “funzione o celebrazione” del Sepolcro, così chiamata perché per una antica tradizione il Venerdì Santo non si celebra mai messa in chiesa, per nessun motivo. Questa funzione viene chiamata dai martinesi “messa scerrata (messa scapigliata, scomposta)” perché non è una messa vera e propria ma scomposta, “scirrata” appunto (il termine in dialetto locale si riferisce a persone che portano i capelli in maniera disordinata). Alla fine della funzione vi è la tradizionale processione composta dalle statue del Cristo morto e dell’Addolorata. Il primo viene portato dagli uomini mentre l’Addolorata dalle donne. La congrega di San Giuseppe partecipa alla processione Durante la processione si celebra la Via Crucis, che è formata da 14 stazioni ma che per comodità a San Martino viene ridotto a 7, per abbreviare il percorso. La processione parte da San Cristinziano e segue il tragitto di quella di San Giuseppe. E’ tradizione che vengano accese tutte le luci di casa al passaggio della processione, così come è tradizione che venga esposta alle finestre una candela accesa; nel centro storico inoltre non è inusuale che vengano poste candele accese a terra lungo il tragitto della processione. Durante la processione vi sono i canti tradizionali e il miserere; riguardo a quest’ultimo, la melodia martinese cambia rispetto a quella delle altre cittadine e può considerarsi caratteristica. Molto particolari sono anche gli strumenti musicali adottati durante il Venerdì Santo, il più particolare dei quali è certamente la “trattavella”, formata da un asse di legno con due maniglie alle estremità ricavate all’estremità ed una “maniglia” in metallo, che facendo ruotare l’asse con forza, produce un suono metallico molto particolare ed evocativo. La trattavella inizia a farsi sentire all’annuncio dell’elevazione dell’ostia il giovedì Santo sostituendo così le campane che suonano per l’ultima volta al Gloria del Giovedì Santo.Un antica e particolare tradizione martinese è quella di andare a “consolare” l’Addolorata il Sabato Santo. La tradizione consiste nel lasciare esposta la statua dell’Addolorata il sabato mattina in modo da permettere alle donne del paese di recarsi a salutarla. La statua lasciata esposta simboleggia la sua solitudine e il suo dolore dopo la morte di Cristo e per questo le donne del paese passano per una preghiera, quasi a consolarla prima della Resurrezione. L’esposizione della statua avviene solo al mattino,visto che anticamente quando la tradizione si è originata, la resurrezione veniva celebrata a mezzogiorno del sabato e non alla mezzanotte.


LE TRADIZIONI POPOLARI

Le Farchie per Sant'Antonio.

Amato in tutto Abruzzo soprattutto perchè legato al mondo agricolo nella cittadina martinese Sant'Antonio è storicamente veneratissimo, anche perchè legato alla presenza dal X secolo dell'antichissima abbazia benedettina di San Martino.La presenza dei benedettini ha certamente portato il culto del Santo, storicamente legato alla vita nei campi, ai raccolti ed alla protezione degli animali domestici. Già nel XIV secolo vi era a San Martino una chiesa intitolata a San Antonio Abate con un piccolissimo convento. Nel corso dei secoli l'antico edificio sparì ma la popolazione decise di riedificare una piccola chiesetta che prese il nome di Sant'Antoniuccio proprio per ribadire il legame con il Santo. Da oltre un secolo a San Martino la sera del 16 gennaio si è soliti realizzare le farchie in onore di San Antonio. Le farchie sono alte pile di canne intrecciate e legate tra loro utilizzando rami di salice in maniera sapiente e tramandata di padre in figlio. In Abruzzo si tratta per eccellenza di una tradizione tipica di Fara Filiorum Petri che agli originari significati religiosi ha aggiunto memorie storiche dell'occupazione francese. Infatti secondo la tradizione farese fu San Antonio a "mimetizzare" la cittadina dietro una coltre di fiamme all'esercito napoleonico costringendo quest'ultimo a fuggire, durante la repressione dei comuni ribelli del 1799.La vicinanza con Fara Filiorum Petri ha certamente contribuito notevolmente a diffondere la tradizione della farchie anche a San Martino ma considerando l'antica usanza puo' essere considerata ormai a pieno titolo anche una tradizione martinese. Non va dimenticato tuttavia che mentre a San Martino l'aspetto popolare e tradizionale mantiene la supremazia su quello prettamente religioso è a Fara Filiorum Petri che invece quest'ultimo raggiunge vera e propria venerazione, coinvolgendo per mesi e mesi la popolazione cittadina e attirando in paese decine di migliaia di persone. Le farchie sono faresi proprio perchè è qui che l'evento raggiunge il massimo della devozione e della partecipazione ma certamente possono essere considerate a tutti gli effetti anche una tradizione martinese, tenendo conto che probabilmente esse non sono originarie neanche di Fara Filiorum Petri ma probabilmente si rifanno alla tradizione molisana molto piu' antica ed ancora oggi diffusa delle "Faglie", importata nella zona per i movimenti di popolazione dal molise attorno al XVIII secolo. Anticamente ogni contrada realizzava la sua farchia e tutte venivano accese nello spiazzo antistante l'antichissima chiesa di San Martino, nei pressi dell'attuale Villa Comunale. A San Martino la farchia nell'ultimo decennio viene accesa presso la chiesetta della Madonna del Suffragio, a simboleggiare l’apertura dei paesani a tutti coloro che vogliono condividere la gioia per l’uccisione del maiale, che nella civiltà contadina ha sempre rappresentato una fonte di ricchezza per tutte le famiglie(e Sant'Antonio è anche protettore degli animali domestici). Solitamente nei pressi della farchia dagli organizzatori vengono offerti un lauto banchetto e dolci, il tutto accompagnato dalla musica della fisarmonica.Le persone che si occupa della realizzazione della farchie, dell'organizzazione dello spazio che la ospiterà e dei preparativi per il rinfresco viene chiamato "gruppo farchia".


Lu BBongiorno.

La tradizione particolarissima del Buongiorno martinese veniva ripetuta ogni anno nella notte tra il sabato e la domenica successiva al 15 agosto, stabilendo un legame tra questa tradizione e la festa della Madonna del Colle.Uno o più canterini, accompagnato da un’orchestrina, si reca per le vie del paese e saluta con strofe in rima dal contenuto provocatorio ed ironico alcune famiglie o componenti di queste ultime. Si tratta di una specie di sceneggiata intesa quasi ad istituzionalizzare le dicerie ricorrenti.Possiamo affermare che questa tradizione risalga alle attività canore e poetiche del 1100-1200, quando erano diffusi i cantori e i menestrelli i quali, secondo la tradizione popolare, stando al servizio di famiglie longobarde, proprio a loro, pare, che venisse concesso una volta l'anno di salutare i capi famiglia con battute salaci e mordenti diventando così un'arma pungente contro i nuovi e vecchi padroni. Non bisogna dimenticare infatti l'importanza longobarda nella nascita del castrum martinese e la probabile origine medioevale del BBongiorno. Certamente le connotazioni del Bbongiorn sanmartinese vanno accostate proprio a questa “zona franca” in cui i cantori e forse anche la povera gente poteva permettersi in quel giorno di prendere in giro i propri padroni, certi di farla franca in quel giorno.Tra le possibili motivazioni della tradizione del Bbongiorn martinese certamente non va esclusa la presenza di ricorrenze legate ad avvenimenti relativi al lavoro di campagna come la mietitura, vendemmia e raccolta delle olive, feste del Carnevale e perché no alla Pasqua di Resurrezione a cui erano legati, prima dell’avvento del cristianesimo-cattolicesimo, gli antichi riti pagani annuali e stagionali di propiziazione e rinnovamento, processioni,danze, satire che avevano lo scopo non di un divertimento puro e semplice per se stesso ma per il bene dell’intera comunità. Anticamente durante il buongiorno tutte le persone stavano chiuse in casa e tutte le finestre restavano sbarrate. Si aprivano solo le finestre o le porte dei destinatari dei canti, considerando tra l’altro che pochi erano a conoscenza di chi avrebbe ricevuto la visita del Bbongiorno. Dal primo Bbuongiorno successivo alla Seconda Guerra Mondiale tuttavia tutta la gente ascoltava il buongiorno stando fuori e addirittura seguirono i cantori. La tradizione de “Lu Bbongiorne” si svolge solo in un’altra cittadina abruzzese, Pianella, dove è stata ripristinata negli ultimi anni e si tiene tra la Pasqua e il Lunedì dell'Angelo. Con il termine di "matuinate" sembra che tradizioni simili si siano tramandate in molise, sopratutto nella zona di Agnone(che stranamente ha come patrono San Cristinziano) e sembra che anticamente anche a Bucchianico(cittadina legata a San Martino dal millenario culto di San Aldemario) si tenesse in estate la "Mattinata", molto simile al Bbongiorno martinese.


Lo struscio dei nuovi amori
a primavera presso Porta da Capo
.


Una tradizione molto antica e particolare di San Martino è quella legata allo “strettoio di Porta da Capo”, anticamente chiamata Porta Nuova e in senso affettuoso dai martinesi “stretto di Gibilterra” per a causa della ridottissima larghezza. Questa usanza oggi è andata totalmente perduta e anche il suo ricordo non è stato tramandato, se si escludono pochissimi anziani del centro storico che per fortuna furono intervistati per un articolo degli anni’80 dello scrittore John Kalaff Il rituale consisteva nell’attraversare in due file separate di uomini e donne la strettoia, in modo che i due schieramenti potessero guardare ed ammirare i rappresentanti del sesso opposto, approfittandone anche per scambiare alcune parole e magari sfiorarsi con qualche carezza di affetto sulle guance. Questo tipo di “struscio” era consentito per tutta la giornata, dal mattino sino al tramonto. Il giorno non era fisso ma anticamente era solito collocarlo tra la giornata di festa patronale di San Giuseppe e la Pasqua. Nel XIX° secolo la giornata tradizionale era collocata alla vigilia della festa patronale o addirittura il giorno stesso della festa. Solitamente a questo struscio partecipavano i giovani e le giovani non sposati, anche se potevano presentarsi anche persone più mature, che non erano ancora sposate o che erano rimaste vedove. In tempi in cui era molto difficile conoscere, fuori dalla famiglia, persone dell’altro sesso senza creare sconvenienti voci di paese, probabilmente questo era l’unico giorno dell’anno in cui si potevano allacciare in maniera “consona” conoscenze o iniziare frequentazioni. La tradizione è senza dubbio di origine medioevale e ricollocabile a cerimonie di ingresso in società dei ragazzi, quando erano poche le occasioni di conoscenza tra giovani e giovinette e per lo più era conveniente che queste si svolgessero in luoghi pubblici, sotto l’occhio vigile dei genitori ed anzi della cittadinanza tutta.Sebbene la strettoia fosse molto breve, una decina di metri al massimo, il poterla ripetere per tutta la giornata, raggiungendo la piazza della corte e riattraversadola praticamente all’infinito, permetteva di sviluppare una conoscenza abbastanza approfondita dell’interlocutore a cui si volevano rivolgere le proprie attenzioni. La tradizione si mantenne sino ai primi decenni del XX° secolo: poi il bombardamento di San Martino durante la Seconda Guerra Mondiale(con conseguente distruzione dello "stretto d Gibilterra") e il cambiamento dei costumi locali, che divennero leggermente più aperti, fece perdere la tradizione.


LE PECULIARITA' E CURIOSITA'

I polverieri
.....

L'invenzione della pasta alla chitarra
.....

Lo sapevate che....?
.....




Pillole martinesi:
"La luna pendeva a mezzo del cielo, colma.
La Maiella era inerte e glaciale
come uno di quei promontorii selenici
che il telescopio avvicina alla terra."
(Gabriele d'Annunzio, Il trionfo della morte).
Il panorama martinese della Majella è
tra i piu' belli dell'intero appennino.