La festa di San Giuseppe è un evento religioso molto particolare e complesso.
L’organizzazione dell’evento si divide tra la parte religiosa e quella popolare.
La festa in onore del Santo, sebbene il suo culto fosse relativamente recente
rispetto a quello di San Martino e di San Cristinziano, era diventata già la
principale nel 1867 “ relative ai sontuosi periodi di feste de maggiori Santi
cioè di Maria Santissima e del Patriarca San Giuseppe”. La festa “non religiosa è organizzata dal “Comitato”.
I primi documenti1 che parlano della deputazione per la festa di San Giuseppe sono del 1867:
essa si occupava di solennizzare il Santo, di organizzare la sua festa e di raccogliere
le offerte. Questo si forma non oltre il 19 febbraio, ovvero almeno un mese prima della
festa. Al Comitato aderiscono un gruppo di cittadini che liberamente decidono di
organizzare la festa e che chiedono il riconoscimento della formazione di questo gruppo
al parroco e alla congrega di San Giuseppe. I nominativi dei membri del Comitato vengono
annunciati ai fedeli dal Parroco alla fine della prima Messa successiva al “riconoscimento”
del Comitato. Se non ci sono volontari che intendono spontaneamente formare il Comitato, interviene
il Consiglio Pastorale della parrocchia di San Cristinziano i cui membri diventano promotori del
Comitato stesso. Il numero dei membri del Comitato è variabile ma mai inferiore a 5. Può capitare
inoltre che alcuni membri della congrega di San Giuseppe si offrano anche come
membri del comitato festa. Il comitato è responsabile del buon esito della festa,
si occupa di raccogliere le offerte, di contattare e pagare i maestri artificieri
per i fuochi pirotecnici, di contattare la banda e le attrazioni musicali e di
coordinare l’attività del “Carro”. Inoltre i membri del Comitato si occupano anche
di sorvegliare la statua, quando il 19 marzo la chiesa di San Cristinziano dove è
esposta rimane aperta al pubblico per l’intera giornata. E’ tradizione che il Comitato
si rechi per tutte le case di San Martino e nei paesi vicini, (negli ultimi anni questo avviene in costume tipico abruzzese),
portando con se un quadro con l’immagine di San Giuseppe (attualmente 3 sono i quadri
ufficiali, benedetti dal Parroco di San Martino), del pane e del vino benedetto, doni del Santo.
Tutto l’insieme delle tradizioni relative a questa fase della festa viene denominata
“ giro del quadro”.Per la festa del Santo vengono creati degli appositi pani, piccoli ed arrotondati simili a
delle “rosette”, realizzati con farina, acqua, anice e denominati “Pane di San Giuseppe”.
Ogni famiglia, nella visita del Comitato alla propria casa, riceve un pane. Il Pane deve
esser baciato prima di esser consumato e non può essere toccato con i denti mentre viene
mangiato.Il Comitato porta nel suo pellegrinaggio anche una grossa conca di rame contenente
del vino benedetto. Ogni famiglia che riceve la visita del Comitato riceve un bicchiere di
vino benedetto, che è esclusivamente di color rosso. Nel bere il vino, il fedele deve
recitare a mente una preghiera dedicata al Santo.Il pane e il vino vengono benedetti
nel giorno in cui inizia la loro distribuzione nei paesi limitrofi. Il pane di san
Giuseppe viene impastato e realizzato esclusivamente sul territorio di San Martino
sulla Marrucina mentre il vino viene acquistato dal Comitato e deve essere prodotto
esclusivamente a San Martino da uva nata sul territorio comunale. Il vino benedetto
viene successivamente rimpinguato dai contadini nel momento in cui il Comitato arriva
nelle loro case con il quadro del Santo. Dai beni alimentari donati al passaggio del
comitato nelle singole abitazioni si ricaverà una offerta; infatti all’interno del
comitato nasce il comitato “carro” spesso formato da volontari che partecipano alla
raccolta: il loro compito è quello di raccogliere le offerte “materiali” come generi
alimentari ed animali, che verranno “battuti durante il Carro”, l’asta dei doni del
Santo che si tiene nella piazza antistante la chiesa di San Cristinziano.
La festa religiosa si svolge il 18 e il 19 marzo di ogni anno. Essa è costituita
da un insieme di regole, tradizioni, cadenze e particolarità che ne fanno un
unicum nel panorama nazionale(e che qui riporteremo solo brevemente). Il 18
marzo alle ore 17 c’è la presentazione del “carro”: tutti i doni “gastronomici”
o gli animali donati vengono mostrati al pubblico nella piazza di fronte alla
chiesa. In questo modo ognuno potrà scegliere su quale oggetto puntare e quale
sia conveniente accaparrarsi. Alle ore 18 inizia il Santo Rosario che viene
recitato totalmente al buio, nel solo chiarore di poche candele che illuminano
la chiesa. Anche la statua del Santo, collocata sull’altare, è nascosta da un telo.
Al termine del rosario ci sono le invocazioni della guida che per tre volte grida: “San Giuseppe”.
Il popolo risponde altrettante volte “prega per noi”. Al termine della terza risposta l’altare e
le navate si illuminano. Contemporaneamente si apre la tenda rossa che nasconde la statua del
Patrono: la chiesa si illumina all’improvviso di tutte le sue luci, le campane iniziano a
suonare e nel gran clamore che cresce la banda entra in chiesa e si esibisce in una marcia
trionfale. Una scena insolita in una chiesa, ma si tratta di una ricostruzione figurata in
ricordo del miracolo del Santo, che dapprima si nascose sotto panni di povero (la chiesa al
buio) e poi si manifestò in tutto il suo splendore e clamore ai francesi atterriti(il
clamore delle campane e della banda, l’accensione di tutte le luci della chiesa).
L’esposizione, così si chiama questa fase della celebrazione, è il momento in cui
si rievoca il manifestarsi del Santo agli invasori francesi è uno dei momenti più
toccanti del culto del Santo. Assieme al suono delle campane, lo spettacolo dei
fuochi pirotecnici annunciano a tutti i paesi dei paesi limitrofi l’avvenuta
esposizione del Santo.La statua viene addobbata con monili e ori, offerte accumulatesi
nel corso dei secoli da parte dei fedeli e che vengono conservati, alla fine della festa, da persone di fiducia e membri della congrega. Dopo la Santa messa c’è la banditura del carro : inizia
l’asta dei doni raccolti nella questua, a cui tutti possono partecipare con le loro
offerte, guidati e spesso spronati dal banditore di turno, che deve essere martinese
d’origine. Il 19 marzo
nella mattinata vi sono due messe a distanza di un’ora (8.30 e 9.30) più la messa
solenne delle ore 11, concelebrata da tutti i sacerdoti della zona pastorale e
presieduta dal vicario zonale. La festa inizia ufficialmente alle ore 8 con “i botti” (fuochi artificiali detonanti)
che annunciano la giornata di festa. Quindi la banda sfila per le vie del paese, percorrendo tutto il centro storico,
dalla porta da capo alla porta da piedi. La messa solenne delle 11 dura circa 2 ore. Quindi la statua del Santo
viene collocata su un piedistallo e per mezzo di due pertiche, sorrette da 4 persone per lato, viene issata e
viene portata fuori dalla chiesa. Prima che la statua esca, si forma il corteo della processione: il corteo
è aperto da un membro della congrega di San Giuseppe che porta la croce astile, dai ministranti e dai
bambini del paese. Seguono le donne e i membri della congrega con il loro tradizionale abito.
A capo di questo gruppo, un confratello sorregge l’imponente stendardo della congrega,
costituito da un’ asta alta 5 metri, una vela azzurra con stelle dorate ricamate a mano
(alta 3 metri e larga 5) recante l’immagine di S. Giuseppe dipinta su ambo i lati. Alla
sommità dell’asta c’è un globo d’argento sormontato da una croce (rappresenta la signoria
di Cristo sul mondo). Segue a questo punto il membro della congrega di San Giuseppe
addetto alla croce processionale, che dovrà trasportare quest’ultima, sorreggendola
grazie ad una cintura apposita, che lo aiuterà nel tragitto di oltre un ora e nel sopportare
il peso della croce stessa. Poi è la volta dello stendardo del comune portato dal vigile
urbano. Il clero precede la statua, dietro la quale si posiziona il popolo maschile. Il
tragitto della processione deve toccare i quattro angoli dell’antico borgo medioevale,
in modo che il Santo possa benedire tutto il suo paese. Finita la processione, tutta la
popolazione si raduna lungo il lato orientale della collina dove sorge il borgo per
ammirare i fuochi pirotecnici diurni. Un tributo al Santo, che certamente riporta alla tradizione dei polverieri di San Martino sulla Marrucina. La festa si
conclude in serata con l’ultima banditura del carro, un nuovo spettacolo musicale,
la lotteria del montone e i fuochi d’artificio che chiudono l'evento,all'incirca a mezzanotte.
Il Patrocinio di San Giuseppe.
Il patrocinio di San Giuseppe (in dialetto locale "Lu patrucinii") è
la terza festa che la cittadina dedica al suo Santo Protettore, ogni anno
la terza domenica dopo la Pasqua. In ordine di importanza è quella con minore
rilievo, ma è certamente quella più sentita a livello spiriturale e religioso.
Molto probabilmente la tradizione del Patrocinio del Santo si è originata dalla
concomitanza di due distinti eventi: il primo si ricollega alla tradizione
della Chiesa Cattolica di ricordare il patrocinio di San Giuseppe sulla Chiesa
Universale la terza domenica dopo la Pasqua. Il secondo evento è la devozione
particolarmente sentita al Santo dopo l'attacco francese del 1799, quando San
Giuseppe prese sotto la sua protezione, ovvero sotto il suo patrocinio,
la cittadina di San Martino. Anche l'organizzazione del Patrocinio è sempre
stata curata dalla Congrega di San Giuseppe. Il Patrocinio inoltre è stato
sempre utilizzato anche come precetto pasquale. Anticamente infatti ricadendo
questa festività nel periodo pasquale, veniva utilizzata per avvicinare gli
uomini alla confessione. Si teneva ( e si tiene ancora, anche se non regolarmente)
infatti una settimana di predicazione in cui venivano invitati un sacerdote,
un prete o un predicatore, talora francescani talora passionisti. La settimana
di predicazione iniziava dal lunedì e si concludeva con il Patrocinio,
la domenica successiva. Durante tutta questa settimana la statua del
Santo veniva esposta nella chiesa di San Cristinziano, di lato all'altare
principale. La domenica del Patrocinio è rimasta la tradizione della messa
solenne alle ore 11 nella chiesa di San Cristinziano e anticamente si teneva
anche la processione che si snodava sino a Porta da Piedi e risaliva per la
Porta di Mezzo. Il Patrocinio sino agli anni '60-'70 era l'occasione di
terminare degnamente una settimana di approfondimento religioso sulla figura
di San Giuseppe, la sua vita e il suo rapporto con Nostro Signore.
Oggi invece si da molto più risalto alla giornata del Patrocinio vero
e proprio, cercando pur sempre di evidenziare la parte spirituale e religiosa,
come era stata concepita in origine l'intera settimana che la precedeva.
Dobbiamo inoltre rimarcare che prima del Concilio la terza domenica dopo
la Pasqua la festa di San Giuseppe veniva festeggiata ovunque nel mondo,
mentre attualmente San Giuseppe viene festeggiato in tutto il mondo solo
il 19 Marzo (giornata dedicata al Santo) ed il 1° Maggio (festa dei lavoratori,
con San Giuseppe artigiano). A livello mondiale solo a San Martino resta la
tradizione precedente al Concilio di festeggiare il Santo la terza domenica dopo la Pasqua.
La Festa della Madonna del Colle e le Torciere.
La festa della Madonna del colle è certamente molto antica: lo certificano i primi documenti riferiti all'edificio
(del XIV secolo)
e sopratutto l'insieme delle tradizioni ed usanze ad essa legate. Molto probabilmente il luogo
originario della festa era Colle Madonna, dove sorgeva l'edificio originale, poi crollato
e ricostruito sulla collina di fronte nel 1826 dove sorge oggi. I primi documenti sull'evento attualmente rinvenuti
sono degli inizi del XIX secolo Il giorno della festa è la domenica dopo il 15 agosto,
festa della Madonna dell’Assunta. La statua di
Maria esce dalla chiesa dopo la messa di mezzogiorno per raggiungere in processione
la chiesa di San Cristinziano( alla sera verrà fatto il percorso inverso).Prima della
composizione della processione vi è l'adunata delle "torciere". Vengono così chiamate
delle giovani ragazze, ciascuna a capo di un gruppo a rappresentanza di una delle contrade martinesi,
che portano in mano, come dono per la Madonna del Colle, dei grandi ceri. Ogni torciera
viene "prelevata" al mattino nella sua abitazione, dove la banda si reca per
"Scortarla". Passando dalla casa di una torciera all'altra inizia a formarsi il corteo
che poi andrà a formare un nucleo importante della processione. Ogni torciera
è affiancata da due "spalle", due ragazze che portano ognuna un cero di dimensioni piu'
piccole rispetto alla torciera. Una volta giunta nei pressi della Madonna del Colle si forma
finalmente la processione vera e propria, che vede le torciere sfilare tutti insieme ed accompagnare
la statua della Madonna del Colle sino alla Chiesa di san Cristinziano, per poi riaccompagnarla a sera
nel tragitto inverso. Alla festa della Madonna del colle era legata anche l'antica
e particolarissima tradizione del BBongiorno, di cui parleremo piu' avanti in questo sito.
Oggi la festa, che nell'ultimo ventennio si è svolta secondo la tradizione solo un paio di volte,
stà tornando in auge grazie alla nascita di un comitato di quartiere che si occupa dell'organizzazione.
Il Corpus Domini.
La ricorrenza del Corpus Domini a San Martino è da sempre accompagnata alla Prima Comunione dei bambini martinesi,
la cerimonia ha diverse fasi che si dipanano per tutto l’arco della giornata.
Si inizia dal mattino quando i bambini si riuniscono tutti insieme in una delle case che si affacciano sul
Piano della Chiesa, dove insieme alle Catechiste si preparano per l’entrata in San Cristinziano.
Dopo la messa anticamente si teneva immedietamente la processione,
mentre oggi il tutto è spostato alla sera, perché i bambini che avevano ricevuto la prima comunione
erano sottoposti ad uno sforzo eccessivo, considerando anche il rispetto del digiuno del giorno precedente.
Da almeno un trentennio, la processione si tiene nel tardo pomeriggio,
a partire dalle 17. Per quell’ora i bambini, accompagnati dai genitori che devono seguirli
in processione, devono essere tornati a San Martino dall’abituale pranzo di festeggiamento con i parenti ed amici.
Alla processione partecipa il parroco della cittadina,
portando il “Corpus Domini” nella mani e protetto da un baldacchino portato da 4 membri della congrega di San Giuseppe,
La processione parte dalla Chiesa di San Cristinziano e segue lo stesso percorso di quella di San Giuseppe.
La sua particolarità stà nel fatto che le famiglie delle varie contrade del centro storico
allestiscono degli addobbi chiamati "altarini", con piante, disegni realizzati
con petali e, come antica tradizione, i pezzi più pregiati dei corredi famigliari,
in segno di devozione verso il Corpus Domini. La processione deve fermarsi presso ogni altarino per le preghiere da
dedicare al Corpus Domini. Alla realizzazione degli altarini, spesso veri e propri capolavori artistici, partecipano tutte
le famiglie della contrada, fornendo piante, addobbi vari, lenzuola ricamate, coperte di tessuti pregiati,
e un inginocchiatoio. Gli altarini sono sempre stati allestiti in massima parte dalle donne del paese ed
anticamente erano solo 4, anche perché la calura del mattino impediva di prepararne in numero superiore.
Erano collocati uno nella zona della Porta di Mezzo,
uno nei pressi di San Salvatore e della Porta da Piedi, uno nei pressi della Villa Comunale e l’ultimo
nei pressi della Chiesa di San Cristinziano. Questa collocazione degli altarini rispecchiava la
disposizione del castello di San Martino, del suo borgo e dell’abbazia omonima. Lo sviluppo del
centro abitato verso la chiesa della Madonna del Colle e lungo via Porta da Capo, porto’ dal
dopoguerra a cambiare ed allungare il percorso della processione aumentando il numero degli altarini.
La Processione del Venerdì Santo.
La festività del Venerdì Santo a San Martino è ricca di particolarità,
non fosse altro per il legame millenario tra quest’ultima e la città di Chieti,
che dedica all’evento una delle più antiche e particolari processioni del Mondo.
Questo legame avrebbe potuto ben influenzare il cerimoniale martinese, sebbene quest’ultimo
non raggiunge assolutamente
il livello di Chieti. Tuttavia sebbene in tono minore, anche il Venerdì Santo martinese
presenta della caratteristiche rare o proprie,
sebbene molte siano andate perse nell'ultimo trentennio.
Oggi il giovedì Santo si celebra la “messa in cena domini”
e la sera vi è un ora di veglia comune. Il Venerdì Santo è usanza che al mattino vi sia
la visita al sepolcro (dove è riposta l’eucarestia) del Santissimo da parte dei martinesi
che si trovano a passare per la piazza. Nel pomeriggio le funzioni iniziano verso le 18
con la “funzione o celebrazione” del Sepolcro,
così chiamata perché per una antica tradizione il Venerdì Santo
non si celebra mai messa in chiesa, per nessun motivo.
Questa funzione viene chiamata dai martinesi “messa scerrata (messa scapigliata, scomposta)”
perché non è una messa vera e propria ma scomposta, “scirrata” appunto (il termine in dialetto locale si riferisce
a persone che portano
i capelli in maniera disordinata). Alla fine della funzione vi è la tradizionale processione composta dalle statue del Cristo
morto e dell’Addolorata. Il primo viene portato dagli uomini mentre l’Addolorata dalle donne. La congrega di San
Giuseppe partecipa alla processione
Durante la processione si celebra la Via Crucis, che è formata da 14
stazioni ma che per comodità a San Martino viene ridotto a 7, per abbreviare il percorso. La processione parte da San Cristinziano
e segue il tragitto di quella di San Giuseppe. E’ tradizione che vengano accese tutte le luci di casa al passaggio
della processione,
così come è tradizione che venga esposta alle finestre una candela accesa; nel centro storico inoltre non è
inusuale che vengano poste candele accese a terra lungo il tragitto della processione.
Durante la processione vi sono i canti tradizionali e il miserere;
riguardo a quest’ultimo, la melodia martinese cambia rispetto a quella delle altre cittadine e può considerarsi caratteristica.
Molto particolari sono anche gli strumenti musicali
adottati durante il Venerdì Santo, il più particolare dei quali è certamente la “trattavella”, formata da un asse di
legno con due maniglie alle estremità ricavate all’estremità ed una “maniglia” in metallo, che facendo ruotare l’asse con forza,
produce un suono metallico molto particolare ed evocativo.
La trattavella inizia a farsi sentire all’annuncio dell’elevazione dell’ostia il giovedì Santo sostituendo
così le campane che suonano per l’ultima volta al Gloria del Giovedì Santo.Un antica e particolare tradizione martinese è
quella di andare a “consolare” l’Addolorata il Sabato Santo.
La tradizione consiste nel lasciare esposta la statua dell’Addolorata il sabato mattina in modo da permettere alle donne del paese
di recarsi a salutarla. La statua lasciata esposta simboleggia la sua solitudine e il suo dolore dopo la morte di Cristo e
per questo le donne del
paese passano per una preghiera, quasi a consolarla prima della Resurrezione. L’esposizione della statua avviene
solo al mattino,visto che anticamente quando la tradizione si è originata, la resurrezione veniva celebrata a
mezzogiorno del sabato e non alla mezzanotte.
LE TRADIZIONI POPOLARI
Le Farchie per Sant'Antonio.
Amato in tutto Abruzzo soprattutto perchè legato
al mondo agricolo nella cittadina martinese Sant'Antonio è storicamente veneratissimo, anche
perchè legato alla presenza dal X secolo dell'antichissima
abbazia benedettina di San Martino.La presenza dei benedettini
ha certamente portato il culto del Santo, storicamente
legato alla vita nei campi, ai raccolti ed alla protezione degli animali domestici.
Già nel XIV secolo vi era a San Martino una chiesa intitolata a San Antonio Abate con un
piccolissimo convento. Nel corso dei secoli l'antico edificio sparì ma la popolazione decise di
riedificare una piccola
chiesetta che prese il nome di Sant'Antoniuccio proprio per ribadire il legame con il Santo.
Da oltre un secolo a San Martino la sera del 16 gennaio si è soliti realizzare le farchie in onore
di San Antonio. Le farchie sono alte pile di canne intrecciate e legate
tra loro utilizzando rami di salice in maniera sapiente e tramandata di padre in figlio.
In Abruzzo si tratta per eccellenza di una tradizione tipica di Fara Filiorum Petri che
agli originari significati religiosi ha aggiunto memorie storiche dell'occupazione francese.
Infatti secondo la tradizione farese fu San Antonio a "mimetizzare" la cittadina dietro
una coltre di fiamme all'esercito napoleonico costringendo quest'ultimo a fuggire, durante
la repressione dei comuni ribelli del 1799.La vicinanza con Fara Filiorum Petri ha certamente
contribuito notevolmente a diffondere la tradizione della farchie anche a San Martino ma
considerando l'antica usanza puo' essere considerata ormai a pieno titolo anche una tradizione martinese. Non va
dimenticato tuttavia che mentre a San Martino l'aspetto popolare e tradizionale mantiene la supremazia su quello
prettamente religioso è a Fara Filiorum Petri che invece quest'ultimo raggiunge vera e propria
venerazione, coinvolgendo per mesi e mesi la popolazione cittadina e attirando in paese decine di migliaia
di persone. Le farchie sono faresi proprio perchè è qui che l'evento raggiunge il massimo della devozione e
della partecipazione ma certamente possono essere considerate a tutti gli effetti anche una tradizione martinese,
tenendo conto che probabilmente esse non sono originarie neanche di Fara Filiorum Petri ma probabilmente
si rifanno alla tradizione molisana molto piu' antica ed ancora oggi diffusa delle "Faglie", importata
nella zona per i movimenti di popolazione dal molise attorno al XVIII secolo.
Anticamente ogni contrada realizzava la sua farchia e tutte venivano
accese nello spiazzo antistante l'antichissima chiesa di San Martino, nei pressi dell'attuale Villa Comunale.
A San Martino la farchia nell'ultimo decennio viene accesa presso la chiesetta della Madonna del Suffragio,
a simboleggiare l’apertura dei paesani a tutti coloro che vogliono condividere
la gioia per l’uccisione del maiale, che nella civiltà contadina ha sempre rappresentato una fonte di
ricchezza per tutte le famiglie(e Sant'Antonio è anche protettore degli animali domestici).
Solitamente nei pressi della farchia dagli organizzatori vengono offerti un lauto banchetto e dolci,
il tutto accompagnato dalla musica della fisarmonica.Le persone che si occupa della realizzazione
della farchie, dell'organizzazione dello spazio che la ospiterà e dei preparativi per il rinfresco viene chiamato
"gruppo farchia".
Lu BBongiorno.
La tradizione particolarissima del Buongiorno martinese veniva ripetuta ogni anno nella notte
tra il sabato e la domenica successiva al 15 agosto, stabilendo un legame
tra questa tradizione e la festa della Madonna del Colle.Uno o più canterini, accompagnato
da un’orchestrina, si reca per le vie del paese e saluta con strofe in rima dal contenuto provocatorio ed ironico
alcune famiglie o componenti di queste ultime. Si tratta di una specie di sceneggiata
intesa quasi ad istituzionalizzare le dicerie ricorrenti.Possiamo affermare che questa tradizione
risalga alle attività canore e poetiche del 1100-1200, quando erano diffusi i cantori e i menestrelli i quali,
secondo la tradizione popolare,
stando al servizio di famiglie longobarde, proprio a loro, pare, che venisse concesso una volta l'anno di salutare
i capi famiglia con battute salaci
e mordenti diventando così un'arma pungente contro i nuovi e vecchi padroni. Non bisogna dimenticare infatti
l'importanza longobarda nella nascita del castrum martinese e la probabile origine medioevale del BBongiorno.
Certamente le connotazioni del Bbongiorn sanmartinese vanno accostate proprio a questa “zona franca”
in cui i cantori e forse anche la povera gente poteva permettersi in quel giorno di prendere in giro i propri padroni,
certi di farla franca in quel giorno.Tra le possibili motivazioni della tradizione del Bbongiorn martinese certamente
non va esclusa la presenza di ricorrenze
legate ad avvenimenti relativi al lavoro di campagna come la mietitura,
vendemmia e raccolta delle olive, feste del Carnevale e perché no alla Pasqua di Resurrezione a
cui erano legati, prima dell’avvento del cristianesimo-cattolicesimo,
gli antichi riti pagani annuali e stagionali di propiziazione e rinnovamento,
processioni,danze, satire che avevano lo scopo non di un divertimento
puro e semplice per se stesso ma per il bene dell’intera comunità.
Anticamente durante il buongiorno tutte le persone stavano chiuse in casa e tutte le finestre restavano sbarrate.
Si aprivano solo le finestre o le porte dei destinatari dei canti,
considerando tra l’altro che pochi erano a conoscenza di chi avrebbe ricevuto la visita
del Bbongiorno. Dal primo Bbuongiorno successivo alla Seconda Guerra Mondiale tuttavia
tutta la gente ascoltava il buongiorno stando fuori e addirittura seguirono i cantori.
La tradizione de “Lu Bbongiorne” si svolge solo in un’altra cittadina abruzzese,
Pianella, dove è stata ripristinata negli ultimi anni e si tiene tra la Pasqua e il Lunedì dell'Angelo.
Con il termine di "matuinate" sembra che tradizioni simili si siano tramandate in molise,
sopratutto nella zona di Agnone(che stranamente ha come patrono San Cristinziano) e sembra che
anticamente anche a Bucchianico(cittadina legata a San Martino dal millenario culto di San Aldemario)
si tenesse in estate la "Mattinata", molto simile al Bbongiorno martinese.
Lo struscio dei nuovi amori
a primavera presso Porta da Capo.
Una tradizione molto antica e particolare di San Martino è quella legata allo “strettoio di Porta da Capo”,
anticamente chiamata Porta Nuova e in senso affettuoso dai martinesi “stretto di Gibilterra” per
a causa della ridottissima larghezza.
Questa usanza oggi è andata totalmente perduta e anche il suo ricordo non è stato tramandato,
se si escludono pochissimi anziani del centro storico che per fortuna furono intervistati
per un articolo degli anni’80 dello scrittore John Kalaff
Il rituale consisteva nell’attraversare in due file separate di uomini e
donne la strettoia, in modo che i due schieramenti
potessero guardare ed ammirare i rappresentanti del sesso opposto,
approfittandone anche per scambiare alcune parole e magari sfiorarsi
con qualche carezza di affetto sulle guance. Questo tipo di “struscio”
era consentito per tutta la giornata, dal mattino sino al tramonto.
Il giorno non era fisso ma anticamente era solito collocarlo tra la giornata di festa patronale di San Giuseppe e
la Pasqua. Nel XIX° secolo la giornata tradizionale era collocata alla vigilia della festa patronale o addirittura il
giorno stesso della festa.
Solitamente a questo struscio partecipavano i giovani e le giovani non sposati,
anche se potevano presentarsi anche persone più mature, che non erano ancora sposate o che erano rimaste vedove.
In tempi in cui era molto difficile conoscere, fuori dalla famiglia, persone dell’altro sesso
senza creare sconvenienti voci di paese, probabilmente questo era l’unico giorno dell’anno
in cui si potevano allacciare in maniera “consona” conoscenze o iniziare frequentazioni.
La tradizione è senza dubbio di origine medioevale e ricollocabile a cerimonie
di ingresso in società dei ragazzi, quando erano poche le occasioni di conoscenza tra giovani e giovinette e
per lo più era conveniente che queste si svolgessero in luoghi pubblici,
sotto l’occhio vigile dei genitori ed anzi della cittadinanza tutta.Sebbene la strettoia fosse molto breve, una decina di metri
al massimo, il poterla ripetere per
tutta la giornata, raggiungendo la piazza della corte e riattraversadola praticamente all’infinito,
permetteva di sviluppare una conoscenza abbastanza approfondita dell’interlocutore a cui si volevano rivolgere le proprie
attenzioni.
La tradizione si mantenne sino ai primi decenni del XX° secolo: poi il bombardamento di San Martino
durante la Seconda Guerra Mondiale(con conseguente distruzione dello "stretto d Gibilterra") e il cambiamento dei costumi locali,
che divennero leggermente più aperti, fece perdere la tradizione.
LE PECULIARITA' E CURIOSITA'
I polverieri
.....
L'invenzione della pasta alla chitarra
.....
Lo sapevate che....?
.....
Pillole
martinesi: "La luna pendeva a mezzo del cielo, colma.
La Maiella era inerte e glaciale come uno di quei promontorii selenici
che il telescopio avvicina alla terra."
(Gabriele d'Annunzio, Il trionfo della morte). Il panorama
martinese della Majella è tra i piu' belli dell'intero appennino.
|